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:: AVIOCAMPO / STORIA
 
Nella fredda mattina del 7 dicembre 1917 inizia la storia dell'aeroporto militare di Busiago con la formale comunicazione di requisizione della proprietà Cesare Busetto da parte del Sindaco di Campo San Martino.
Con Caporetto appena alle spalle la situazione è drammatica: non è una ritirata strategica quella in atto, ma un vero e proprio crollo emotivo che travolge tutti. Bisogna arretrare reparti, installazioni, comandi e la grande campagna di Busiago offre le condizioni ideali per installare piste, ricoveri, soldati della nuova arma: l'aeronautica.

"D'ordine del Comando Supremo-Ufficio Servizi Aerei, il prato detto di San Donà e adiacenze dovrà essere sistemato per farne campo d'aviazione. I lavori saranno iniziati subito" si legge sull'atto di occupazione firmato dal Tenente Ing. Vittorio Almagià ... sul retro del suo biglietto da visita (!).

In pieno inverno cominciano i lavori, vengono interrati fossati e canalette di irrigazione, costruite nuove strade di accesso, tracciata la pista, costruite le baracche per il personale militare ("senza finestre", come ricorda in una lettera uno dei piloti).
La pista, lunga circa 500 metri in direzione nord - est, porta diritta alle colline del Montello. Per gli aviatori italiani pochi minuti di volo in linea retta sono sufficienti per giungere in zona di combattimento, faccia a faccia col nemico.
A giugno del '18 sul Piave infuria la battaglia decisiva scatenata dal nemico, cade Francesco Baracca.
A Busiago tutto è ormai pronto con l'arrivo delle squadriglie: l'89.ma e la 90.ma riunite nel XXII Gruppo al comando del Capitano Francesco Fourquet e assegnato alla Massa da Bombardamento.
 
 
In agosto le sorti della guerra sono ancora incerte e le incursioni aeree da entrambe le parti (il nove D'Annunzio vola su Vienna) si susseguono con bombardamenti nemici anche nei centri vicini a Busiago (Cittadella e Castelfranco) per cui si parla insistentemente di ingrandire l'aeroporto militare con l'arrivo di nuovi reparti.
Il XXII Gruppo partecipa attivamente alla battaglia di Vittorio Veneto con attacchi al suolo a basi, ferrovie, truppe in movimento. Il solo giorno 27 ottobre manda ben trenta missioni contro il nemico.
Il repentino crollo tedesco e la battaglia di Vittorio Veneto pongono fine al conflitto, ma lo smantellamento della struttura militare sarà lunga e per alcuni versi tragica: il 12 dicembre si schianta dopo un volo di prova il comandante della 89.ma squadriglia, tenente Carlo Roccari.
La guerra, giunta a Busiago sulle ali degli SVA 5 lascia una situazione di grande difficoltà causa la perdita dei raccolti e lo sconvolgimento delle pratiche agricole.
La disperata necessità di trovare sostentamento qui, come nei paesi vicini, è documentata dai lunghissimi elenchi dei poveri del comune dai quali attingere manodopera per la riconversione dei fondi agricoli requisiti e dai numerosi scritti  di richiesta di lavoro. Tutto ciò contrasta con l'esasperante lentezza della burocrazia militare, oberata da mille necessità, nella restituzione dei fondi e nel pagamento dei risarcimenti: non si esita a interessare il Ministro dell'Agricoltura in persona.
Nell'estate del 1919 l'ultimo militare lascia Busiago, le squadriglie riorganizzate volano in Africa (Libia), la campagna viene definitivamente ripristinata nel 1921.
Nulla sarà più come prima...
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